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"Buone Notizie Bologna" prosegue la serie di interviste parallele sul tema "Cosa Fare a Bologna" con l'intento di dare un contributo a questa eterna campagna elettorale in cui siamo costretti. La nostra ambizione è quella di portare il dibattito sulle necessità vere di questa città e non sulle virtù, visibili o nascoste, nobili o ignobili, dei vari candidati a sindaco, passati, presenti o futuri. Il nostro punto di partenza privilegiato è l'economia bolognese, perché elemento determinante per la qualità della vita dei cittadini. Nel numero scorso di BNB abbiamo dato la parola ad Enrico Postacchini, Presidente di ASCOM Bologna e a Loretta Ghelfi, segretario di CNA Bologna, questa volta il nostro “microfono virtuale” è puntato su Confesercenti. Ne parliamo con il Direttore Loreno Rossi.
La prima domanda è scontata: come va l'economia bolognese in questo contesto mondiale di crisi? Filetti, nella sua intervista ha più volte sottolineato che per uscire da questa crisi ci vuole coraggio. Da altre parti, quelle più critiche, si afferma che l’economia bolognese sconta un lungo declino, iniziato ancor prima della burrasca internazionale e che rischia di portarci ad ulteriori declassamenti sul piano del reddito pro capite, con il conseguente calo della qualità della vita. Qual è il suo giudizio?
L’economia bolognese vive un momento di difficoltà a causa sia della crisi economica mondiale in atto, che di un periodo ormai lungo e preoccupante in cui la nostra città ha perso il ruolo di protagonista che aveva ricoperto per tanti anni nel contesto regionale e nazionale. Tale situazione è determinata dalla mancanza di un progetto strategico chiaro e condiviso sulle priorità e gli obiettivi da perseguire in campo economico e sociale, e la tendenza della società bolognese a dare per acquisiti i livelli di benessere raggiunti (crisi da benessere). Per il futuro rimango comunque ottimista, perché ritengo che da questa situazione di difficoltà possano nascere nuove motivazioni e un processo di rinnovamento fondamentali per il rilancio della nostra economia.
Parliamo adesso di vocazioni, nulla a che spartire con quelle religiose ovviamente. Secondo lei e la sua Associazione di categoria, esiste una vocazione primaria di Bologna? Il commercio, l’industria meccanica ad alta tecnologia, il sapere, la cultura o quale altra vocazione?
La vocazione primaria di Bologna sarà sempre più legata al settore terziario nelle sua accezione più ampia, penso al commercio, al turismo, alla cultura e al sapere inteso come innovazione e ricerca. In questo contesto c’è sicuramente un prospettiva anche per l’industria meccanica ad alta tecnologia e comunque per un settore produttivo, che sappia valorizzare il sapere e la creatività, caratteristiche che hanno sempre contraddistinto i nostri territori. In particolare Bologna deve finalmente promuovere e valorizzare il turismo, soprattutto quello artistico, culturale ed enogastronomico, che può essere un forte volano di sviluppo economico per la città, con riflessi positivi anche per il commercio tradizionale e del centro storico.
Un tasto delicato: il rapporto tra economia e Pubblica Amministrazione. Come giudica ora questa connessione, che per tanti aspetti non può essere evitata? Senza voler rivisitare recenti polemiche da campagna elettorale, questo rapporto pubblico-privato potrà tornare ad essere virtuoso, superando i tanti veti incrociati che spesso hanno paralizzato la nostra vita sociale negli ultimi tempi?
Il nodo del rapporto fra economia e pubblica amministrazione è fondamentale per il rilancio della nostra economia. Occorre mettere in campo nuove sinergie, superando protagonismi che non portano sa nessuna parte. Tutte le realtà istituzionali, economiche e sociali devono partecipare ad un gioco di squadra, che faccia diventare il nostro territorio e la nostra economia più competitivi, più attrattivi e più innovativi. L’interesse per il futuro della nostra città deve avere la prevalenza rispetto ai singoli interessi politici, economici o associativi e su questo si verificherà se siamo in presenza di una classe dirigente adeguata.
Vorrei concludere con la classica battuta da caffè: basterà un nuovo stadio per Bologna per rilanciare lo sviluppo della città oppure è meglio pensare a qualcos'altro?
Per rilanciare lo sviluppo economico di Bologna occorrono un nuovo perimetro di gioco che ho cercato di mettere a fuoco nelle risposte precedenti, una squadra con giocatori motivati e di qualità che rappresentano le varie realtà economiche, imprenditoriali e associative e un allenatore (le Istituzioni) che sappiano motivare e indicare in modo chiaro gli obiettivi da raggiungere. Solo così si può andare lontano nel campionato ormai internazionale fra territori e realtà economiche, e dare una prospettiva positiva in termini di sviluppo e qualità della vita ai cittadini bolognesi, che in questa ipotetica squadra di calcio rivestono il ruolo di Presidente. In questo contesto anche un nuovo stadio può dare una mano.
La Redazione
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