| Giro in Provincia: San Lazzaro di Savena |
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Chi è il primo cittadino di San Lazzaro? Breve curriculum per chi non lo conosce ancora.
Sono nato a Bologna nella casa cantoniera all'angolo tra via Arno e la via Emilia. Sono stato uno degli ultimi allievi del professor Luciano Anceschi. Tra gli anni 1987-1990 ho partecipato alla piccola avventura di “2000 Incontri”, rivista della Regione Emilia-Romagna, con Renzo Renzi come direttore e progetto grafica di Pier Achille Cuniberti. Sono stato assessore provinciale (Comunicazione, Cultura, Iniziative Editoriali, Sport, Tempo libero, Turismo) dall’8 maggio 1995 al 12 giugno 2004. Tra il 1999 e il 2005 presidente dell’Unione di prodotto Città d’arte cultura e affari dell’Emilia-Romagna. Dal 12 giugno 2004, sindaco di San Lazzaro di Savena, riconfermato nelle elezioni del 6-7 giugno 2009, eletto nel Consiglio delle Autonomie della Regione Emilia-Romagna in rappresentanza del territorio provinciale bolognese.
Qual è il suo modo di fare il sindaco?
Conta quello che si fa, ma anche come lo si fa. Insieme agli atti amministrativi, occorre promuovere un clima di fiducia e di dialogo. Sono in ufficio, ogni mattina, non più tardi delle 7,30-7,45. Mi sento e sono dedicato alla comunità che amministro. Mi muovo con la mia Multipla del 2001, o con la mia Vespa, del 2004. Oppure vado in bus. O in bici. Nessuna auto blu. Non c'è persona che mi scriva che non riceva risposta, per posta normale nell'arco delle 24 ore. Per posta elettronica o subito o nell'arco d'un paio d'ore. Ho una comunicazione intensa, aperta, ricchissima. Le telefonate di risposta anch'esse nell'arco della giornata. Non c'è persona che chieda di essere ricevuta che non ottenga un colloquio. Ho lavorato per affermare il principio dell'imparzialità. Sono per la cultura dei risultati. Indirizzo politico e legalità sono entrambi indispensabili, l'uno senza l'altra è abuso o sopruso, la seconda senza il primo è burocratismo. Non so per chi dirigenti e funzionari votano e non m'interessa, m'interessa che seguano l'ispirazione del programma che è stato presentato ai cittadini e che i cittadini hanno apprezzato col loro libero voto. Dico sempre una cosa. Se un problema è vero, basta una persona a porlo. Se il problema non è rilevante, non ci saranno raccolte di firme, anche di centinaia di persone, a renderlo valido o prioritario.
San Lazzaro, più che un paese, una città. Cosa lo distingue dalla vicinissima Bologna? Esiste un sano campanilismo, o se preferiamo, un senso di appartenenza dei suoi cittadini al territorio, o tutto gravita sulla città capoluogo?
A me piace la parola "comunità", mi sembra la più appropriata per definire San Lazzaro, che ha il suo fondamento non in un castello o in un rocca, ma in un ospedale, nato all'inizio del tredicesimo secolo per accogliere le persone colpite da una malattia ritenuta allora senza scampo. Quel fondamento etico e civile ha sviluppato un'attitudine solidaristica dando vita ad una "comunità della salute pubblica", nella quale è molto alta la sensibilità per tutto ciò che riguarda la tutela dei cittadini e dove fortissimo è lo spirito comunitario, ovvero l'idea di un interesse pubblico, di una pubblica utilità in tutto ciò che si fa, nella società e ancor più nell'Ente locale. Bisogna avere la capacità di stabilire delle distinzioni e, al contempo, riconoscere un fertile tessuto di relazioni. Dobbiamo immaginare un'adeguatezza del livello istituzionale ma senza mai negare l'aspirazione identitaria dei luoghi, con le loro specifiche tradizioni, le loro peculiarità. Il Comune di Bologna sorge nel 1116. Quello di San Lazzaro nel 1828. Certo dal censimento del 1961 a quello del 1971 la popolazione sanlazzarese raddoppia, da 12.000 a 24.000 abitanti, e quel contributo demografico viene per lo più da Bologna. Comprensibilmente perché San Lazzaro garantisce la vicinanza al capoluogo e uno straordinario pregio ambientale, cioè la massima qualità residenziale. Ecco, semmai il paradosso sul quale riflettere è che un pezzo di Bologna si è decentrato ed oggi vive fuori dalle mura abbattute all'inizio del Novecento per far largo ai viali di circonvallazione. Per San Lazzaro non vi è problema rilevante che non possa trovare la sua soluzione in un ambito di rapporti più ampio a partire dalla collaborazione con Bologna. Dobbiamo agire su tutti e due i versanti, rinsaldare il senso delle radici, sviluppare e far fruttare il reticolo che stringe ciascuna comunità alle altre in una visione di sistema policentrico.
Cosa manca, cosa serve e cosa non è stato ancora risolto a San Lazzaro?
Siccome un valore forte della comunità è la qualità residenziale, manca ancora, in parte, ciò che dovrebbe corrisponderle, cioè la qualità della città pubblica. L'intervento su un insieme di questioni, a torto considerato minore, ma sentite dai cittadini come fondamentale per definire l'attesa di una piena qualità della vita. E' quel programma di piccole cose sul quale ci stiamo impegnando in questi anni. In un momento tuttavia non semplice, perché ormai il contesto locale ha un suo assetto urbano ed edilizio e non è semplice intervenirvi in una situazione di risorse calanti. Mi spiego. Se un condominio è stato realizzato negli anni Sessanta senza il marciapiede, farlo oggi è molto difficile. Non ci sono i soldi. Occorre quindi lavorare su progetti di riqualificazione, di rigenerazione del tessuto urbano, con pragmatismo, concretezza, pazienza, tenacia. E' quello che stiamo facendo. Dalla case Andreatta, abbattute e ricostruire, alle case di via Canova. Poi i singoli progetti come la riqualificazione della zona nord, di via Jussi alta, della Ponticella. Accanto a questo il valore strategico del trasporto pubblico, dal Servizio ferroviario metropolitano al bus nelle frazioni sino al contestatissimo Civis che comunque significa 182 milioni di Euro investiti per collegare San Lazzaro a Bologna: l'unica infrastruttura di trasporto rapido di massa in via di realizzazione in questi anni. Poi il verde, bene pubblico primario, in un territorio che vanta un parco regionale e una delle condizioni agricole e rurali più interessanti dell'hinterland bolognese, dal più rilevante cuneo agricolo periurbano, il cosiddetto parco delle ville, tra il capoluogo, la Cicogna, la Pulce e Mura San Carlo, alla nuova collina dell'area metropolitana bolognese, dalla Croara a Castel de' Britti, dal Farneto a Pizzocalvo. Ecco: quello che occorre è un impegno di lunga lena sul versante di un innalzamento della qualità della città pubblica. Ma servono decine e decine di milioni di Euro. Per un Ente locale che, ai sensi del patto di stabilità, non può spenderne più di 3 all'anno, significa darsi un orizzonte strategico poliennale.
Progetti, idee, sogni nel cassetto del Sindaco per il suo paese.
Rafforzare le occasioni per fare comunità. Quindi luoghi per il tempo libero. Riqualificare le aste fluviali dell'Idice e del Savena. Migliorare le dotazioni delle nostre frazioni. Un luogo polifunzionale per la cultura, dal teatro al cinema. Un nuovo impianto sportivo garantendo una adeguata manutenzione dell'impiantistica esistente. Rafforzare l'offerta educativa e scolastica. Proseguire nella salvaguardia e nello sviluppo del commercio al dettaglio. A San Lazzaro non ci sono grandi strutture di vendita e questo ha consentito di avere un reticolo che tuttora cresce, solo nell'ultimo anno di nuovi esercizi commerciali. Ancora, migliorare ulteriormente le nostre piste ciclabi lavorando sulle connessioni dei tratti già realizzati. Procedere al superamento delle barriere architettoniche, come si è fatto con la rampa in Consigli comunale, quella in muratura per accedere al palazzo comunale e, da ultimo, quella per salire sul palco del parco del 2 agosto. Per la disabilità stiamo facendo molto e bisogna continuare così con l'assessore Maria Cristina Baldacci, così come sul versante della solidarietà e dell'integrazione, a partire dal progetto San Lazzaro solidale, con l'assessore Raymon Dassi.
Intervista a cura di Marco Negri |



BNB intervista il Sindaco Marco Macciantelli


